Il commento di Vito Saturno al post di Nichi Vendola (Vittoria di una vita)

Tutto giusto e sacrosanto, caro Vendola, ma ho qualcosa da aggiungere e riscrivo anche qui il commento che ho “spillato” sull’articolo dell’ottimo Marco Furfaro: spero tanto che la dirigenza di SEL ne voglia tener conto. Perché ci sono Di Pietro, Grillo e il Popolo Viola… e chi ha orecchie per intendere, intenda.
C’è chi canta spudoratamente vittoria, per una battaglia vinta da altri. C’è chi si è ubriacato di vittorie regalate al PD, ignorando il fatto che senza l’aiuto della divina provvidenza e degli alleati che il PD si ostina sfacciatamente a misconoscere, nessuna (ripeto: nessuna) di quelle vittorie alle amministrative sarebbe stata possibile. E c’è chi effettivamente ha vinto, contro tutto e contro tutti, partiti compresi: è la Società Civile, quella che non ne può più di questo regime consociativo, in cui è difficile riconoscere la destra dalla cosiddetta sinistra, che quando e dove governa fa cose di destra e quando è all’opposizione, fa “l’opposizione di sua maestà”. Una forza politica che vuole essere nuova, proprio alla Società Civile deve guardare con rispetto, fiducia e umiltà, tanta umiltà. Tanta umiltà, perché l’onda di piena dell’orgoglio civile, della crescente sfiducia verso un ceto dirigente autoreferenziale, inadatto, riciclato, riesumato, obsoleto e in larga parte marcio, non si fermerà. I veri vincitori, i cittadini della Società Civile, forse prima ancora che ai cosiddetti dirigenti si “scassino” i timpani, farà echeggiare un immenso coro di “jatevenne!”, indirizzato alla destra e ai sepolcri imbiancati del cosiddetto centrosinistra. Uno “jatevenne!” che “scasserà” l’intero sistema, come auspica De Magistris.
Gli sconfitti? Gli sconfitti da questo Referendum, infatti, sono molti e non soltanto il Governo. Gli sconfitti da questo Referendum sono tutti coloro che hanno fatto dell’ideologia del mercato il nuovo credo politico, PD compreso. Altro che balle! Sono quelli che con la loro insipienza e connivenza hanno permesso che “un uomo solo al comando” fosse legittimato, alla faccia delle Leggi, a essere candidato ed eletto. Sono coloro che lo hanno salvato ogni volta, dalla Bicamerale in poi. Sono coloro che ogni volta che avrebbero potuto fare “cose di sinistra”, hanno fatto soltanto cose di destra. E troppi di noi continuano a bussare a quella porta. Come ascari accattoni.
Questa è una cosa di evidenza assoluta per chi come noi dei Comitati, dei Forum, delle Associazioni, dei piccoli e combattivi “autentici” CANTIERI, ha raccolto lo scorso anno le firme per il Referendum (che in Italia ha raggiunto quota un milione e mezzo). Fra lo scherno della Casta, sotto il tiro delle accuse di qualunquismo, di fascismo e di “sfascismo”, il lavorio ci ha coinvolti in tanti, sempre più agguerriti e numerosi. Firmavano tutti, di qualsiasi colore politico: quello che ci dicevano, tutti, è che non volevano che i privati mettessero le proprie cupide mani sull’acqua, perché l’acqua è un bene pubblico, un diritto universale dell’uomo, una garanzia per la vita umana. E passava anche un altro messaggio: i carrozzoni degli Enti di gestione non dovevano più essere il comodo riparo per politici trombati. E in certe battaglie, combattute sul territorio, tra la gente, per la gente e con la gente, gli ostacoli maggiori sono venuti proprio dal PD. Io stesso (vitosaturnno@hotmail.com), promotore di una fortunatissima raccolta di firme contro il SII locale, con lo slogan “Fuori il SII da…. (e seguivano i nomi dei Comuni): Fuori… (nome del Comune di riferimento) dal SII”, ho conservato la copia di un “ukase” lanciato dal sindaco del mio comune con una postilla: “Isolare questi elementi perturbatori”. Manco fossimo al tempo di Stalin! In questi ultimi giorni, tutta l’orchestra del PD locale ha messo il cappello sul lavoro svolto da cittadini onesti e appassionati al bene comune e a tutti i beni comuni. Quando si raccoglievano le firme, quando si mobilitava faticosamente e pazientemente la cittadinanza, loro non c’erano. E neppure dormivano: semplicemente remavano contro. Oggi, abbiamo il dovere e l’orgoglio di affermare che hanno tardivamente sostenuto il Referendum solo per mero calcolo politico, lo abbiamo detto in questi giorni e lo ripetiamo.
Vogliamo gridare a piena voce che le tre regioni dove la privatizzazione dell’acqua è più avanzata in Italia, sono la Toscana, l’Umbria e l’Emilia Romagna. In particolare, l’Umbria, la regione in cui vivo, ha REGALATO alle società di gestione tutta l’acqua del territorio alla “stratosferica” cifra di € 0,0005 al metro cubo. E le bollette continuano a salire, con interi comuni, tra i quali Orvieto, che restano periodicamente senza acqua durante l’estate. Il mio comune (amministrazione PD-Rifondazione) è stato rifornito con le autocisterne per ben 75 giorni nell’estate del 2008, tanto per fare un esempio. Quindi delle due l’una, o gli amministratori del PD e di tutto il codazzo dei partiti che li accompagnano fanno retromarcia e ripubblicizzano veramente l’acqua, facendola ritornare “l’acqua del Sindaco”, oppure hanno strumentalizzato il Referendum sull’acqua per le loro scaramucce politiche, nell’ottica della conquista del governo, ma a prescindere da una diversa politica sociale. Bisognerà rimettere mano al problema, perché aver fermato la nascita di nuovi mostri non può e non deve bastare. I Comitati si stanno già rimettendo al lavoro. Bisogna nel più breve tempo possibile smantellare anche i mostri esistenti, soprattutto quelli in cui si annidano i politici trombati e immarcescibili. Col risultato del Referendum non se ne creeranno obbligatoriamente di nuovi, ma si salvano gli esistenti. E forse si prepara una scappatoia: non più acqua obbligatoriamente privatizzata, ma privatizzata facoltativamente: abbiamo schiere di eroi capaci di resistere alle tentazioni del “libero mercato”? No. Ci sono turbe di personaggi ben decisi a “sporcarsi le mani”. Le dichiarazioni meschine e farisaiche di Bersani che sale sul carro dei vincitori dopo che il PD ha fatto ben poca cosa, per non dire praticamente nulla per questo Referendum, confermano. I suoi “compagni-compari” hanno salvato i deretani e le poltrone su cui siedono. Bisognerà scollarli. Appunto: “jatevenne!”.
Il vento dei movimenti sociali soffia di nuovo, e questo vento ha costretto il centro sinistra neoliberista a riscrivere la propria agenda politica, a modificare, in apparenza, la propria rotta. In apparenza: i fatti saranno ben altra cosa, perché abbiamo sulla testa la spada di Damocle dell’Europa dei banchieri, non quella dei popoli.
Temo l’inganno. Anzi, ne sono certo, per l’esperienza vissuta e che in troppi vogliono dimenticare. E già: chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato. Lo vedremo presto, ma per parte mia sono certo che il partito equidistante fra Confindustria e lavoratori, quello dei Bersani, Fassino, Chiamparino, Bassolino, Finocchiaro, D’Alema, Veltroni (quello che non è mai stato comunista) cioè di coloro che pensano: “Buona la TAV”; “Ha ragione Marchionne”; “Giusto privatizzare l’acqua in Toscana, Umbria, Marche”, tenteranno di usare i Movimenti e il vento sociale che ha ripreso a soffiare forte (con gli studenti in piazza a dicembre, con le donne in lotta a marzo, con la difesa dell’acqua pubblica e contro il nucleare) per coinvolgerli e ingabbiarli in una “alternativa” di governo che metta insieme Confindustria e Sindacalismo concertativo, Casini e Vendola (Dio non voglia!) e abbia come obiettivo ed esito effettivo il rafforzamento delle logiche del mercato e del profitto, alla faccia dei diritti dei lavoratori e dei ceti popolari piagati e piegati dalla crisi, alla faccia dei giovani senza lavoro e senza futuro, dei pensionati alla fame, del mondo della scuola e della cultura mortificati, dell’ambiente devastato dalle stesse amministrazioni locali di cosiddetto centrosinistra che sono tra le più “avanzate” e attive nell’abuso del cemento cancerogeno e tangentogeno.
Perché ciò non avvenga o perlomeno ci sia il necessario contrasto a questa linea, occorre che il CANTIERE autentico e non quelli fumosi e immaginifici, si aprano, i Movimenti si rafforzino, il vento sociale che oggi soffia cresca ancora e, soprattutto, che i protagonisti di questa nuova stagione di lotte continuino per la propria strada, il cui unico orizzonte è l’uomo con i suoi diritti sociali, universali e irrinunciabili. Al grido di “jatevenne!”. Infischiandosene dei partiti tradizionali, di quelli nuovi e di quelli futuribili, creati per ricalcare arcaici schemi e prassi putrefatte. Infischiandosene dell’accusa distorta di qualunquismo e di “antipolitica”, perché antipolitica è tutto ciò a cui la cosiddetta politica ci ha fatto assistere fino a questo momento e a cui vorrebbe continuare a farci assistere, impartendoci le sue lezioni, i suoi tatticismi, i suoi inciuci, le sue ammucchiate, l’invito a “sporcarsi le mani”. Chi ritiene giusto sporcarsele, se le sporchi, se così gli piace. E non derida i “duri e puri”, perché i duri e puri fanno la storia, anche a fatica e con sacrificio: gli altri generalmente fanno gli affari loro. E chi pensa che la collaborazione sotto qualsiasi forma col PD ipocrita e parassitario sia imprescindibile, ineluttabile e intelligente, l’ho detto un’infinità di volte: vada a iscriversi direttamente al PD (che è sempre quello del voto utile e dello sbarramento al 4 per cento e non ha perso né la boria, né il delirio dell’egemonia). Qualche briciola di potere e di sottopotere, la rimedierà sempre, buon per lui. Vada a iscriversi al PD. Non lo dobbiamo piangere né rimpiangere, se abbiamo rispetto per noi stessi e fiducia nel futuro. La Sinistra che in tanti abbiamo sognato, è ben altra cosa. E se no, stiamocene a casa: ci sono tanti altri modi per spendere il nostro tempo libero. Buon viaggio e buona fortuna.